I dermatologi vi fanno morire di infarto e ictus?
Possibile, anzi probabile, secondo molte ricerche.
Questa revisione sistematica evidenzia come l’esposizione ai raggi solari e ultravioletti sia inversamente correlata alla pressione sanguigna e all’incidenza di malattie cardiovascolari.
Tradotto per i bergamaschi: meno si prende il sole, e più si crepa di malattie cardiovascolari.
Il punto critico sollevato da questi coraggiosi ricercatoro riguarda proprio le raccomandazioni mediche dominanti, promosse con forza dai dermatologi e dalle autorità sanitarie, che spingono verso un’evasione sistematica del sole e l’uso costante di filtri solari per prevenire il cancro della pelle.
Sebbene queste linee guida mirino a ridurre l’incidenza dei melanomi e dei carcinomi cutanei, contribuiscono in realtà a un numero di decessi molto superiore a causa delle malattie cardiovascolari.
Il meccanismo biologico identificato non riguarda solo la vitamina D, ma anche il rilascio di ossido nitrico dalle riserve cutanee indotto dai raggi UVA, che agisce come un potente vasodilatatore riducendo la pressione arteriosa.
Demonizzando l’esposizione solare, la medicina sta privando la popolazione di un meccanismo naturale di regolazione della pressione.
E siccome le patologie cardiovascolari rappresentano una causa di morte globale infinitamente più comune rispetto ai tumori della pelle maligni, l’insistenza su uno stile di vita “all’ombra” finisce per avere un bilancio netto negativo sulla sopravvivenza della popolazione.
Ricerca:
Scragg R, Rahman J, Thornley S. Association of sun and UV exposure with blood pressure and cardiovascular disease: A systematic review. J Steroid Biochem Mol Biol. 2019 Mar;187:68-75. Epub 2018 Nov 6. PMID: 30412763.
