Ematocrito e respirazione dalla bocca
Un altro meccanismo che alza l’ematocrito è una delle più dannose abitudini che si possano avere, ovvero il respirare dalla bocca.
È un’abitudine apparentemente innocua, che invece alterare radicalmente i livelli di ematocrito.
Il fulcro del problema risiede nel fatto che la respirazione dalla bocca è intrinsecamente inefficiente: essa porta a una ventilazione eccessiva che espelle troppa anidride carbonica.
Contrariamente alla credenza popolare, la CO2 non è solo un gas di scarto, ma un regolatore biologico essenziale che determina quanto facilmente l’ossigeno si stacca dall’emoglobina.
Quando i livelli di CO2 scendono, l’affinità dell’emoglobina per l’ossigeno aumenta drasticamente: l’emoglobina diventa “avida”, cattura l’ossigeno nei polmoni ma si rifiuta di rilasciarlo una volta raggiunti i tessuti periferici.
Il risultato è un paradosso fisiologico: il sangue è completamente saturo di ossigeno (spesso al 98-100%), ma i tessuti vivono in uno stato di ipossia funzionale.
Le cellule dei reni, essendo sensori metabolici estremamente raffinati, percepiscono questa carenza di ossigeno intracellulare.
Non potendo sapere che il problema è meccanico (la mancanza di CO2), i reni reagiscono come se il corpo si trovasse in alta quota o fosse anemico.
Ed anche on questo caso scatenamo una sovrapproduzione di eritropoietina.
Questo segnale, come abbiamo visto nel post precedente, spinge il midollo osseo a produrre un numero sempre maggiore di globuli rossi.

