Lattato e cancro, una storia di amore e odio

Il lattato (spesso definito acido lattico), è stato a lungo considerato un semplice scarto metabolico nocivo.

Ma la ricerca ha rivelato che nel microambiente tumorale il lattato agisca invece con un ruolo duplice per il cancro.

Le cellule tumorali infatti producono grandi quantità di lattato attraverso la glicolisi anaerobica anche in presenza di ossigeno, un fenomeno noto come effetto Warburg.

Questo accumulo acidifica l’ambiente circostante, creando una barriera chimica che letteralmente “paralizza” le cellule del sistema immunitario, come i linfociti T e le cellule NK, impedendo loro di attaccare la massa tumorale e favorendo al contempo la crescita di vasi sanguigni che nutrono il tumore.

L’esercizio fisico in questo contesto modifica radicalmente la dinamica del lattato, trasformandolo da ostacolo a risorsa.

L’esercizio regolare accelera il metabolismo e la rimozione del lattato corporeo (via fegato, cuore, muscoli ossidativi), riducendo alla lunga la concentrazione nel micro ambiente tumorale e alleviando l’immunosoppressione.

Quando si fa attività fisica infatti i muscoli producono lattato, ma a differenza di quello prodotto localmente dal tumore, questo afflusso stimola il corpo a diventare più efficiente nel gestirlo e rimuoverlo.

Inoltre l’aumento del flusso sanguigno causato dall’esercizio facilita l’ingresso delle cellule immunitarie all’interno della massa tumorale, che non si trova più protetta da una “bolla” acida invalicabile.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda il modo in cui l’esercizio fisico “allena” le cellule immunitarie a operare in condizioni di stress.

L’attività fisica regolare induce una ridistribuzione dei linfociti e aumenta la loro capacità metabolica, rendendoli meno suscettibili all’inibizione indotta dal lattato tumorale.

In pratica, mentre il tumore usa il lattato per creare un ambiente ostile e soffocante, l’esercizio fisico ne promuove una sorta di “lavaggio” sistemico e metabolico, ripristinando un pH più equilibrato che permette al sistema immunitario ed alle terapie oncologiche di funzionare con una forza d’urto significativamente superiore.

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