Fenbendazolo e cancro, come opera sui microtuboli
Alcune delle proprietà antitumorali del fenbendazolo sembra dipendano dalla sua capacità di distruzione dei microtubuli.
Le ricerche su questa molecola sono sostanzialmente zero, ma Mukhopadhyay et al. riuscirono a farsene pubblicare una su Scientific Reports nel 2018, dal titolo “Fenbendazole acts as a moderate microtubule destabilizing agent and causes cancer cell death by modulating multiple pathways”.
In questa ricerca si è osservato come il fenbendazolo, un farmaco tradizionalmente utilizzato come antielmintico in medicina veterinaria, agisca legandosi alla tubulina delle cellule dei mammiferi.
La ricerca è in vitro (inutile) e su topi a cui erano state trapiantate cellule di cancro al polmone umano, che è un po’ più scientifico. Il risultato è che il farmaco ha indotto una destabilizzazione dei microtubuli, che sono strutture proteiche fondamentali per l’impalcatura cellulare e per la divisione cellulare.
L’interruzione della dinamica dei microtubuli impedisce alle cellule cancerose di completare correttamente la mitosi, portandole a un arresto del ciclo cellulare e, successivamente, all’attivazione della morte cellulare programmata, nota come apoptosi.
Oltre all’effetto meccanico sul citoscheletro, lo studio di Mukhopadhyay ha evidenziato anche come il fenbendazolo agisca attraverso la modulazione di altri percorsi metabolici, come l’inibizione dell’assorbimento del glucosio e la stabilizzazione della proteina p53, un noto oncosoppressore che favorisce l’eliminazione delle cellule danneggiate.
La strada è ancora lunga, i casi aneddotici sono molti ed in crescita, e l’opposizione da parte delle case farmaceutiche e dei laccè a loro libro paga è e sarà enorme.
Perchè anche il fenben, come l’ivermectina, costa due spicci.