Carboidrati e aterosclerosi
L’iperglicemia cronica dovuta al mangiare secondo le indicazioni dei merdici innesca un processo degenerativo sistemico che trasforma la volemia in un ambiente chimicamente ostile per l’integrità vascolare.
È un fatto, per quanto sconveniente.
Al centro di questo danno si trova l’endotelio, il sottile strato di cellule che riveste l’interno dei vasi, il quale non funge da semplice barriera passiva ma da organo endocrino dinamico.
Quando i livelli di glucosio rimangono persistentemente elevati, come quando mangiate carboidrati 3 o 4 volte al giorno, la cellula endoteliale viene investita da un eccesso di substrato energetico che manda in crisi i mitocondri, portando a una produzione massiccia di specie reattive dell’ossigeno (stress ossidativo).
Questo assalto biochimico degrada precocemente il glicocalice, una delicata struttura gelatinosa composta da glicoproteine e polisaccaridi che ricopre l’endotelio.
La perdita del glicocalice è un evento critico, poiché questa “armatura” molecolare è responsabile della regolazione della permeabilità vascolare e della prevenzione dell’adesione piastrinica.
Una volta compromessa, l’endotelio perde la sua capacità di produrre ossido nitrico, essenziale per la vasodilatazione e la protezione antinfiammatoria.
Senza la protezione del glicocalice e con un endotelio disfunzionale, la parete vascolare diventa vulnerabile e “appiccicosa”. Le molecole di colesterolo LDL penetrano più facilmente nello spazio sub-endoteliale, dove subiscono processi di ossidazione e glicazione, diventando ancora più citotossiche.
Questo ambiente infiammatorio richiama i monociti che, trasformandosi in macrofagi, fagocitano i lipidi fino a diventare cellule schiumose, il nucleo delle placche aterosclerotiche.
L’iperglicemia accelera quindi l’aterosclerosi non solo aumentando la velocità di formazione della placca, ma rendendola strutturalmente più instabile e suscettibile di rottura.
Il risultato finale è un irrigidimento e un restringimento dei vasi che compromette l’irrorazione dei tessuti, spiegando perché la glicemia non controllata rappresenti il principale motore di complicanze macrovascolari, come infarti e ictus, e microvascolari, come la retinopatia e la nefropatia.
Ora, alla luce di quanto ho scritto nel post precedente, che dieta pensate sia più efficace per i diabetici per non morire di malattie cardivascolari?
Una ricerca ha confrontato i risultati della misurazione della glicemia in pazienti con diabete tipo 2, suddividendoli in due gruppi: il primo con una dieta come consigliata dai merdici e dai berrini vari, con il 55% di carboidrati da fonti “buone” (frutta, avena, succhi di frutta), bassi grassi e proteine standard; l’altro con il 20% di carboidrati, molta più carne e uova, 50% di grassi e più proteine animali.
Le due curve sono visibili nell’immagine che accompagna il post, e se ancora avete dei dubbi, seguendo una dieta a zero carboidrati le cose sarebbero andate ancora meglio.
Ricerca:
Gannon MC, Nuttall FQ. Effect of a high-protein, low-carbohydrate diet on blood glucose control in people with type 2 diabetes. Diabetes. 2004 Sep;53(9):2375-82. PMID: 15331548.

