Chetoni esogeni

Non tutti i chetoni sono uguali, e quelli venduti sono quasi sempre inutili.

O, peggio, dannosi.

Prima che qualche coniglione me lo domandi, riassumo qui il succo di questo post: no, assumere chetoni non è la stessa cosa di prendere olio MCT, che fra l’altro costa 6 milioni di volte meno.

Questo eccellente studio confronta le due forme di chetoni più vendute, il beta-idrossibutirrato (BHB) ed il butandiolo (BD), un precursore sintetico dei chetoni spesso utilizzato in ambito commerciale per innalzare i livelli ematici di BHB in modo economico.

I risultati indicano chiaramente che, mentre il BHB promuove un aumento dei livelli di ATP nel fegato senza generare stress ossidativo, il butandiolo produce effetti diametralmente opposti e potenzialmente dannosi.

Infatto causa una deplezione di ATP nel fegato, indicando una crisi energetica nelle cellule epatiche, accompagnata da un drammatico aumento della perossidazione lipidica e di altri marcatori di stress ossidativo.

Sul lungo periodo (otto giorni di trattamento), l’impatto negativo del butandiolo è diventato ancora più evidente, portando a una significativa riduzione della funzionalità mitocondriale.

Oltre al danno energetico, lo studio evidenzia come il butandiolo scateni una risposta infiammatoria sistemica e locale, con un aumento marcato di citochine pro-infiammatorie, e favorisca l’accumulo di trigliceridi nel fegato.

Al contrario, il BHB ha dimostrato di mantenere i livelli di infiammazione entro parametri di controllo, confermando le sue proprietà protettive e metabolicamente inerti o positive.

Questo suggerisce che molti dei benefici associati alla chetosi vengano annullati o addirittura invertiti quando si utilizzano precursori sintetici come il butandiolo, che sembrano imporre al fegato un carico di lavoro tossico per la loro conversione, rendendo tali supplementi dannosi per la salute metabolica ed epatica.

Ricerca:
Nutrients Volume 18 Issue 4
Disparate Hepatic Mitochondrial and Inflammatory Effects of Ketone Supplements
by Tyson J. Morris et al.

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