Ematocrito e mitocondri

Visto che la salute dei mitocondri influenza tutta la fisioslogia animale, era scontato che influenzasse anche l’ematocrito.

Viviamo sostanzialmente di energia, ma quando la catena di trasporto degli elettroni è compromessa da fattori ambientali come la luce blu di LED e schermi, i campi elettromagnetici artificiali o l’accumulo di deuterio, le cellule perdomo la capacità di utilizzare l’ossigeno in modo efficiente per produrre ATP.

L’ossigeno è fisicamente presente nel sangue, ma la “caldaia” mitocondriale non riesce a bruciarlo, creando un paradosso dove la cellula si sente soffocare in un mare di ossigeno inutilizzato.

Le cellule del rene, che sono tra i sensori più sofisticati del corpo, reagiscono a questa inefficienza energetica in modo incorrettl.

Il rene percepisce lo stress energetico, ma lo interpreta al contrario e comanda al midollo osseo di produrre più globuli rossi, convinto che il problema sia una carenza di trasportatori di ossigeno.

Il risultato è un aumento cronico e ingiustificato dell’ematocrito.

Il corpo finisce per produrre un eccesso di globuli rossi che non risolve il problema energetico alla base, ma peggiora drasticamente la viscosità del sangue.

Questo crea un circolo vizioso: il sangue diventa più denso e difficile da pompare, aumentando ulteriormente lo stress ossidativo e la disfunzione mitocondriale.

Prima che i bergamaschi lo chiedano, a nattokinasi può aiutare a gestire le conseguenze emostatiche di questo sangue viscoso, ma finché i mitocondri renali rimangono in questo stato di “ipossia percepita”, lo stimolo alla produzione di EPO rimarrà attivo, mantenendo l’ematocrito su livelli pericolosamente elevati nonostante la normale saturazione di ossigeno sistemica.

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